Rosa, la madre di Mara, aveva ventinove anni quando la città sul fiume diventò un faro: la prima assemblea con i sorteggiati, il primo impianto idrico come bene comune, il primo inverno in cui nessuno ebbe freddo. Rosa raccontava spesso degli anni prima, quando le cooperative stavano ancora accanto ai grandi gruppi e la città imparava a vivere senza il loro permesso. Raccontava anche di chi se n’era andato, e dell’avvocato che voleva comprare i terreni della gente, finché nessuno vendette più. «Non li abbiamo sconfitti», diceva. «Li abbiamo resi superflui.»
Un ordine come SOLIS non si introduce con un interruttore. Non si può riprogrammare una società da un giorno all’altro, non si possono sciogliere a parole tutte le paure e i blocchi e, questo è decisivo, non si può nemmeno instaurare un ordine del genere con la forza senza tradire i suoi stessi fondamenti. Un ordine che poggia sulla dignità e sulla maturità non può essere installato con un colpo di Stato. Deve essere conquistato con la convinzione e con l’esempio riuscito. SOLIS è quindi un cambiamento lungo e consapevole, che richiede tempo, pazienza, coraggio e una cultura che impari dagli errori. Questo capitolo descrive la strada, le persone che la percorrono, le resistenze che incontreranno, la sorte del vecchio patrimonio e i criteri con cui si può riconoscere se la strada è ancora quella giusta.
La strada dall’esistente a SOLIS
La strada passa per tre fasi che si intrecciano. All’inizio sta un cambiamento della coscienza, perché prima che cambino le strutture devono muoversi le teste e i cuori. Servono bilanci onesti, che rendano visibili non soltanto i problemi, ma anche le possibilità, e voci coraggiose nei media, nell’arte, nella scienza e nella vita quotidiana, che osino chiedere se vogliamo davvero continuare così. Un film che racconti i principi di questo ordine, una serie di incontri che riunisca cittadini, esperti e attivisti, un materiale didattico che faccia parlare i bambini del futuro invece di far loro imparare fatti a memoria: così comincia.
Segue la costruzione di fari, luoghi e progetti concreti che mostrano che si può: città che passano all’economia circolare, imprese che lavorano secondo questi principi, scuole e reti di ricerca che sperimentano nuove strade. Una piccola città converte il suo approvvigionamento alle fonti rinnovabili, introduce un’assemblea con cittadini sorteggiati e diventa un modello che trova imitatori. Esempi del genere ispirano, dimostrano che il cambiamento è pratica e non soltanto teoria, e generano slancio.
Solo quando abbastanza persone sono convinte e abbastanza esempi reggono comincia il cambiamento del sistema: nuove cornici giuridiche, nuovi incentivi economici, nuove istituzioni. Anche questo non avviene da un giorno all’altro, ma passo dopo passo, con battute d’arresto, accompagnato da osservazione e correzione. Un principio può stare in una costituzione e richiedere comunque anni prima che amministrazione, economia e società lo abbiano interiorizzato. Per questo accompagnamento, osservazione e riscontro fanno parte di ogni passo. Il passaggio a SOLIS è così un progetto di più generazioni, forse il più grande che l’umanità abbia mai intrapreso.
La diagnosi onesta
Due cose vanno dette chiaramente. Primo, questo passaggio non ha alcuna garanzia, e non incontra soltanto l’inerzia, ma una vera resistenza. Secondo, ed è più pesante: SOLIS redistribuisce potere e prosperità. Chi li tiene concentrati sotto l’ordine esistente, insieme alle istituzioni costruite per proteggerlo, non si lascerà muovere dagli argomenti, perché qui in gioco non c’è la comprensione, ma l’interesse. Un progetto che presuppone che i potenti si lascino convincere è ingenuo, e SOLIS non fa questa ipotesi. Rinuncia alla costrizione, ma non al realismo. Come affronta questa resistenza senza tradire se stesso è l’oggetto della sezione sugli attori e sulle resistenze.
Le tappe della trasformazione
La trasformazione verso SOLIS non è un rivolgimento improvviso, ma una staffetta in cui le tappe si costruiscono l’una sull’altra e si rafforzano a vicenda. L’ordine non è arbitrario, ma segue una logica interna. All’inizio sta l’istruzione, perché senza la capacità di pensare in modo complesso, di riflettere eticamente e di agire in modo creativo ogni riforma successiva va a vuoto. Questa istruzione non comincia all’università, ma nella prima infanzia, e prepara le persone a saper plasmare il cambiamento. La segue l’economia, come la leva più potente. Gli incentivi si spostano dal profitto a breve termine verso un’economia durevole, sensata sul piano sociale ed ecologico, e una diversa cultura d’impresa, partecipazione, obiettivi etici, responsabilità verso la società e il pianeta, prende il posto della pura logica del profitto. Quando l’economia cambia, l’ordine del potere deve seguire, perché le strutture politiche e istituzionali sostengano il cambiamento: più trasparenza, più vigilanza etica, più partecipazione, e poco a poco prendono forma gli organi dell’Anello che quest’opera descrive. Parallelamente si lavora sui fattori morbidi, sui valori, sui racconti e sulla concezione del successo, della felicità e del senso, perché in SOLIS una persona di successo non è la più ricca, ma quella che crea qualcosa di durevole per la comunità. Alla fine da un progetto locale nasce un processo globale che impara da se stesso, rispetta le differenze e condivide principi comuni.
Perché questo riesca servono tabelle di marcia che stabiliscano tappe, priorità e responsabilità, programmi educativi e culturali di accompagnamento che facciano delle persone partecipanti invece che destinatari, progetti pilota con strade chiare per diffondere ciò che ha dato buona prova e piattaforme attraverso cui condividere sapere e mezzi. Così la trasformazione non diventa un caos, ma un processo consapevole e sostenuto in comune.
Gli attori, i ruoli e le resistenze
Il cambiamento verso SOLIS non avviene da solo, ma è sostenuto da persone. Al centro stanno tre ruoli. I pionieri sono i primi coraggiosi che sperimentano nuove idee, spesso controcorrente e a proprio rischio: gli imprenditori sociali, i comuni, gli insegnanti e gli artisti che vivono in anticipo ciò che all’inizio è soltanto teoria, e generano così slancio. I costruttori di ponti sono meno visibili e tuttavia indispensabili. Riuniscono ciò che altrimenti resterebbe separato, cittadini e politica, scienza ed economia, giovani e anziani. Traducono tra mondi e creano spazi in cui persone con interessi diversi lavorano insieme a soluzioni. I custodi, infine, vegliano su etica e diritto. Consigli etici, difensori civici e piattaforme per chi denuncia gli abusi fanno sì che il cambiamento non proceda alla cieca o senza riguardo, proteggono i più deboli e tengono SOLIS fedele alla sua stessa esigenza.
Resistenza non è sempre resistenza
Dove c’è movimento c’è resistenza, ma non è di un solo tipo. Una parte della resistenza è un segnale legittimo. Mostra dove le persone hanno paura, dove esistono veri conflitti di interesse o dove qualcuno è stato trascurato. Se un progetto pilota di sviluppo urbano sostenibile incontra proteste perché gli affitti salgono, non è un motivo per interromperlo, ma un indizio che manca la compensazione sociale. Una resistenza del genere viene ascoltata e tradotta in soluzioni migliori. Un’altra parte della resistenza, però, non è un segnale per migliorare, ma la difesa di privilegi da parte di chi perde potere e prosperità, e non si scioglie con il dialogo, perché non poggia su un malinteso. Trattare i due tipi come uno solo è l’ingenuità su cui sono falliti grandi progetti. SOLIS li distingue e risponde a ciascuno a modo suo. Non tutti saranno convinti, e non tutti seguiranno. Ma ognuno riceve la possibilità di essere ascoltato e rispettato.
Costruire in parallelo invece di chiedere il permesso
Poiché i potenti non cederanno il loro potere, SOLIS non aspetta il loro consenso. La sua strategia non consiste nel conquistare i centri di potere esistenti. Consiste nel costruire strutture parallele che semplicemente funzionano meglio, imprese cooperative, un approvvigionamento fondato sui beni comuni, assemblee con cittadini sorteggiati, reti di sapere aperte e catene di approvvigionamento resilienti e diversificate, e nel lasciarle crescere finché superano le vecchie strutture e le assorbono. Il passaggio viene così vinto meno con la conquista che con il rendere superfluo il vecchio. Dove il nuovo ordine serve semplicemente meglio le persone, il vecchio perde il suo sostegno. Non è una deviazione, ma la vera strada, perché fa a meno della costrizione che SOLIS respinge e fonda il nuovo ordine su ciò che realizza, invece che su ciò che conquista.
I pericoli chiamati per nome
Questa strada può fallire, e nominare i pericoli è già una protezione contro di essi. Il primo è la cattura: che le nuove istituzioni vengano prese proprio dagli interessi che dovevano sostituire. Le contrastano l’ordine del potere, il sorteggio, la rotazione e il diritto di revoca, che rendono meccanicamente difficile l’appropriazione durevole. Il secondo è lo strangolamento economico: che un’isola di SOLIS, immersa in un mercato ostile, venga affamata o battuta sui prezzi. Lo contrastano la membrana controllata del confine e la costruzione di strutture resilienti, collegate e cooperative, invece di tentativi isolati. Il terzo è lo svuotamento: che la lingua di SOLIS venga ripresa, ma il suo contenuto svuotato. Lo contrastano l’osservazione misurabile dei diritti fondamentali e la maturità dei cittadini, che permette di riconoscere lo svuotamento. Il quarto è la ricaduta: che l’ordine si eroda con il tempo. La contrastano una profonda educazione civica e l’impossibilità strutturale dell’incrostazione. Una società attenta a questi pericoli è molto più difficile da sconfiggere per mezzo loro.
Nessuna costrizione, ma difesa
Infine vale una distinzione decisiva. SOLIS rinuncia all’attacco e a instaurarsi con la forza. Non viene installato con un rovesciamento e non costringe chi non vuole. Ma rinunciare alla costrizione non significa rinunciare alla difesa. Una società che ha costruito qualcosa di giusto non è tenuta a lasciarlo distruggere, sabotare o sequestrare in nome della tolleranza. Il limite passa come nel capitolo sulla sicurezza: l’attacco è vietato, la difesa è legittima. SOLIS protegge ciò che costruisce contro chi vuole abbatterlo, senza diventare esso stesso l’aggressore che respinge.
Che cosa diventa il vecchio patrimonio
La domanda più dura del passaggio è quella su ciò che già esiste: la casa del milionario, il capitale del grande gruppo, il terreno che da tre generazioni appartiene a una famiglia, il credito che un artigiano ha preso in banca. Un progetto che la elude resta uno schizzo. SOLIS risponde con un principio e quattro regole. Il principio dice: niente viene tolto perché qualcuno lo ha, ma niente resta potere solo perché una volta era potere. Il passaggio non espropria, ma toglie il potere, e lo fa là dove una cittadinanza ha adottato l’ordine, mai dall’esterno e mai da un giorno all’altro.
La prima regola riguarda il possesso personale. La casa in cui qualcuno vive, il laboratorio che gestisce, la terra che una famiglia coltiva gli restano, come proprietà o come diritto d’uso durevole dove il suolo stesso diventa bene comune. Chi non può più vendere il suolo può continuare a costruirvi, ad abitarlo e a trasmetterlo ai figli. La seconda regola riguarda il patrimonio monetario. Viene cambiato in punti di valore a un cambio pubblico, fino alla soglia della previdenza. Ciò che sta sopra non va perduto, ma si trasforma: in quote del fondo produttivo, che assicurano all’ex proprietario per tutta la vita un reddito in punti di valore, ma nessuna voce, nessun potere di disporre e nessuna vendita. La ricchezza viene riconosciuta come diritto a una buona vita e sciolta come leva sugli altri. La terza regola riguarda le società. Diventano imprese. I dipendenti diventano membri, la direzione diventa una carica a tempo, e i proprietari precedenti ricevono per il loro capitale quote del fondo secondo la stessa regola che vale per chiunque altro. Macchine, edifici e sapere restano dove servono, nell’impresa. La quarta regola riguarda i debiti. I debiti tra persone e imprese all’interno dell’ordine vengono saldati in punti di valore fino a un limite equo e oltre si estinguono, perché un ordine senza interessi non può portare avanti debiti per interessi. I debiti verso il mondo esterno restano ciò che sono e vengono onorati attraverso la membrana nella misura del possibile, perché il nuovo ordine non cominci come un truffatore.
Queste regole valgono per fasi, come la sicurezza della vecchiaia: con un lungo periodo in cui i due sistemi funzionano in parallelo, e con soglie minime garantite per chi ha pianificato la propria vita sotto il vecchio ordine. E valgono con il diritto di andarsene per chiunque preferisca essere ricco piuttosto che anellato. Chi se ne va porta con sé ciò che può portare e lascia ciò che appartiene all’ordine: il suolo, l’acqua, il potere. Così il passaggio non diventa né un furto né una capitolazione davanti all’esistente. È la traduzione del vecchio patrimonio in una lingua in cui non domina più nessuno.
La comunicazione e la convinzione
Nessuna idea, per quanto buona, vive senza comunicazione, perché le persone devono capire di che cosa si tratta, sentire che le riguarda e vedere che possono partecipare. In SOLIS la comunicazione non è quindi un’appendice né una macchina pubblicitaria, ma un cuore della trasformazione. Collega, spiega, ispira e muove.
Soprattutto non spiega soltanto che cosa accade, ma perché. Troppo spesso oggi le riforme vengono imposte e le leggi approvate senza che le persone ne colgano il senso, il che nutre sfiducia e ritiro. SOLIS risponde quindi sempre anche alle domande sul perché e sul senso. Quando una città passa all’energia rinnovabile, non vengono comunicati soltanto i dettagli tecnici. Si spiega perché questo cambiamento è necessario, che cosa significa a lungo termine e quale ruolo gioca ognuno. Questa comunicazione si rivolge a tutti e non soltanto alle élite, all’operaia, al ragazzo, al pensionato, alla madre sola come all’imprenditrice, in una lingua chiara e attenta e senza il gergo degli esperti. Usa tutti i canali, dai media classici a quelli digitali fino agli incontri sul territorio e ai mezzi dell’arte. Un cambiamento in una città non comincia quindi con un decreto amministrativo, ma altrettanto con una festa fatta di musica, dialogo ed esperienza comune.
Decisivo, infine, è che la comunicazione avvenga nel dialogo e non dall’alto verso il basso. Non si tratta di annunciare messaggi, ma di creare spazi in cui si possano porre domande, esprimere dubbi e fare proposte. In essi i responsabili parlano con la popolazione e non di essa, apertamente anche degli errori e delle incertezze, senza stanze chiuse e senza segreti. Una nuova legge non viene quindi soltanto spiegata. C’è una fase aperta in cui i cittadini chiedono, partecipano alla sua forma ed esprimono riserve. Nasce così una società che non subisce il cambiamento, ma lo sostiene insieme.
La diffusione internazionale e l’adattamento
SOLIS non è uno stampo finito da stendere sul mondo, perché ogni società ha la sua storia, i suoi simboli e le sue risorse, forze e ferite. Non si intende quindi come prodotto d’esportazione, ma come modello aperto e adattabile. Offre fondamenti e una cornice etica, ma la forma concreta nasce sul posto. I cinque fondamenti restano ovunque uguali. Formano la spina dorsale, che non è negoziabile. Ciò che cambia è il come. Quali istituzioni vengono costruite, quali strade vengono scelte e quali simboli e riti sostengono il sistema dipende dalla singola società. In una comunità indigena sta al centro la protezione dei sistemi di sapere tramandati, in un’area metropolitana postindustriale l’invenzione sociale e tecnica, in una regione segnata dalla guerra prima di tutto la costruzione della capacità di resistenza, prima che nascano gli organi dell’Anello. Così ogni società riempie la cornice con la propria realtà, invece di vedersi imporre un modello estraneo.
Perché SOLIS non si frantumi in isole separate, reti collegano le singole strade. Attraverso di esse si condivide il sapere: quali approcci hanno dato buona prova, dove ci sono state battute d’arresto e che cosa se ne può imparare. I mezzi vengono distribuiti in modo che anche le regioni più povere ricevano le stesse opportunità, e le norme vengono armonizzate, così che i principi ecologici e dei diritti umani valgano ovunque, anche dove vengono attuati in modo diverso. Una rete di comuni che vivono secondo SOLIS si scambia esperienze in tutti i continenti, porta avanti progetti comuni e condivide esperienze, senza appiattire le particolarità locali. Come da molti ordini del genere nasca un ordine mondiale, senza che sopra di esso sorga un sovrano, lo sviluppa il capitolo seguente.
Con che cosa si misura la strada
Un ordine che porta il suo nome ma ha perso il suo contenuto è il terzo dei pericoli nominati, e contro di esso aiuta una sola cosa: criteri con cui verificare in ogni momento se un progetto è ancora SOLIS o ne porta soltanto il nome. Sono semplici, e chiunque può applicarli. L’approvvigionamento di base è garantito a ognuno, e l’osservazione dei diritti fondamentali ne misura la realizzazione nella realtà della vita? In ogni organo che esercita potere c’è una parte occupata dal sorteggio, un limite di mandato e un diritto di revoca? Decisioni, flussi di mezzi e influenze sono liberamente consultabili, e la vita del singolo sta al tempo stesso sotto la protezione della sfera privata? Nessuno può accumulare punti di valore oltre la soglia, la quantità di punti è un numero pubblico, e l’assegnazione del capitale avviene attraverso più strade indipendenti? I costi ecologici entrano in ogni prezzo, e la comunità prende al pianeta meno di quanto gli restituisce? L’istruzione insegna a mettere in discussione l’ordine stesso, e la critica verso di esso è espressamente protetta? Chi non vuole restare può andarsene?
Dove a una di queste domande si deve rispondere di no, la strada è stata abbandonata, per quanto possa ancora suonare come SOLIS. Dove a tutte si può rispondere di sì, è SOLIS, per quanto possa apparire molto diverso che in questo libro. Perché non è la forma a fare questo ordine, ma ciò che garantisce: un potere che non appartiene a nessuno, una prosperità che non esclude nessuno, un pianeta che resta abitabile e un essere umano libero di verificare tutto questo.