A trentanove anni Mara aveva ricominciato a studiare: pedologia, perché senza il suolo il fiume non si capiva. Nessuno le chiese perché lo facesse a trentanove anni. Il corso non costava niente, l’impresa le dava il tempo, e alla fine nel suo profilo non c’era un voto, ma ciò che adesso sapeva fare. Sua figlia Ida, sedici anni, era quello stesso anno in una classe che stava imparando a interrogare ogni autorità. Anche l’ordine in cui viveva. Anche questo libro.
Immagina un mondo in cui nessun bambino debba mai più dire: non posso imparare. Sono troppo povero. Sono troppo stupido. Sono troppo vecchio. Sono troppo diverso. In questo mondo l’istruzione non è un lusso, né un affare, né uno strumento del potere. È un diritto umano fondamentale, indispensabile come l’acqua, il cibo e la sicurezza. È il mondo che descrive questo capitolo, e insieme il punto in cui si decide se un ordine forma sudditi o persone capaci di esaminarlo.
L’istruzione come diritto e come fondamento
In SOLIS l’istruzione è un diritto fondamentale, e questa scelta deriva dalla consapevolezza che l’istruzione è molto più della trasmissione di sapere. È accesso all’informazione, capacità di riflessione, possibilità di realizzarsi e chiave dell’autodeterminazione, della partecipazione e della dignità. Senza di essa l’essere umano resta dipendente e vulnerabile, la povertà si riproduce di generazione in generazione e la disuguaglianza si eredita. Chi garantisce l’istruzione garantisce con essa tutti gli altri diritti. Chi la nega toglie alle persone il fondamento della loro libertà.
L’accesso è libero e senza ostacoli. Ogni persona ha diritto all’istruzione, e fin dalla nascita, perché l’istruzione non comincia a scuola, ma nella famiglia e nella comunità, e non finisce con un titolo di studio, ma accompagna tutta la vita. Una futura madre ottiene l’accesso a consulenza e materiale didattico. Un ragazzo con disabilità riceve sistemi di apprendimento che favoriscono i suoi punti di forza e compensano i suoi ostacoli. Una persona anziana può aggiornarsi senza costi in nuove lingue, tecniche e materie.
Poiché non tutti imparano allo stesso modo, il sistema educativo è adattabile. Tiene conto di percorsi di apprendimento diversi, rispetta la varietà culturale e intende le disabilità non come deficit, ma come variazioni dell’esperienza umana. Piattaforme digitali, spazi di apprendimento comuni e un accompagnamento specialistico fanno sì che i contenuti vengano presentati in modo flessibile e adattati a bisogni particolari. Gli ostacoli artificiali cadono. Non ci sono costi che riservano l’istruzione ai benestanti, non ci sono barriere d’accesso che fanno dipendere le opportunità dall’origine e dalla rete di conoscenze, e non c’è discriminazione che escluda sistematicamente le minoranze. Una ragazza molto dotata di una famiglia povera non deve indebitarsi per studiare. Un operaio che a cinquant’anni vuole cambiare strada non viene bloccato dalla burocrazia. Un rifugiato ottiene subito l’accesso alla lingua e all’apprendimento invece che ad anni di attesa.
Tutto questo è sostenuto da un’infrastruttura educativa finanziata in comune, fatta di scuole, biblioteche, centri di apprendimento e piattaforme digitali, perché l’istruzione è considerata un guadagno comune e non una merce. Fa parte dell’approvvigionamento di base a cui ognuno ha diritto. I suoi contenuti sono scientificamente fondati, eticamente riflettuti e presentati in modo vario. È così tracciato fin dall’inizio un limite su cui questo capitolo tornerà: nessun indottrinamento, nessuna propaganda e nessun dettato di opinioni «giuste».
Imparare tutta la vita
Nella maggior parte delle società di oggi l’apprendimento è organizzato come una fase chiusa della vita: prima la scuola, poi la formazione, poi la vita lavorativa, e con questo l’essere umano è considerato finito. In un mondo che cambia rapidamente questa idea è fatale, perché stare fermi significa tornare indietro, e il sapere di ieri non basta a risolvere i problemi di domani. SOLIS parte dal presupposto che imparare non finisce mai. Non perché l’essere umano debba ottimizzarsi senza sosta, ma perché imparare fa parte dell’essere umani, un’espressione di curiosità, di crescita e di legame.
Ogni persona ha quindi per tutta la vita accesso a un’ampia gamma di possibilità di apprendimento, alle istituzioni formali come ai formati informali e ai percorsi autonomi. Un artigiano che a quarant’anni vuole specializzarsi in architettura sostenibile trova corsi aperti e mentori. Una persona che rientra dopo anni riceve programmi che la aggiornano. Una ragazza con un interesse raro lavora presto con i ricercatori. Imparare non è né uno stigma né un simbolo di status, ma una parte ovvia della vita. Nessuno viene deriso perché impara ancora da anziano, e nessuno viene escluso perché il suo apprendimento è informale.
Perché questo sia possibile, il mondo del lavoro deve favorire l’apprendimento invece di punirlo. In molte attività di oggi l’aggiornamento è un peso privato, senza tempo e senza mezzi. In SOLIS le imprese sono tenute a rendere possibile la formazione continua, gli orari di lavoro sono organizzati in modo che le fasi di apprendimento trovino spazio, e nuovi ruoli e percorsi nascono dallo sviluppo lungo tutta la vita invece che da un unico titolo. Un’infermiera esperta che vuole passare alla robotica viene sostenuta e non frenata. Le fasi di apprendimento sono protette, perché l’approvvigionamento di base non dipende dal lavoro retribuito, così che nessuno debba indebitarsi per formarsi. Al posto dell’unico titolo che decide di una persona per tutta la vita subentra un profilo crescente di ciò che sa fare. Progetti, esperienze, contributi alla comunità ed esami formali contano allo stesso modo, e nessuna porta si chiude per sempre perché un esame è andato male a diciassette anni. Nasce così una società che resta curiosa a ogni età e diventa insieme più saggia e più capace di adattarsi.
L’accesso al sapere e la trasparenza
Nell’era dell’informazione il sapere è più che potere. È la base della sopravvivenza, dell’invenzione e della libertà. Eppure nella maggior parte dei sistemi di oggi non è libero, ma nascosto dietro barriere a pagamento, congelato nei brevetti, ammassato nei monopoli dei dati e strumentalizzato da governi e grandi gruppi. SOLIS tratta il sapere come bene comune, non per romanticismo, ma per necessità, perché una società che condivide il sapere è più resiliente, più inventiva e più giusta.
Per questo SOLIS mantiene sistemi di sapere aperti, multilingui e senza barriere, che rendono accessibili conoscenze scientifiche, sviluppi tecnici, fonti storiche e opere culturali, completati da centri di sapere sul territorio, perché anche le persone senza infrastruttura digitale abbiano accesso. Una comunità di villaggio può così accedere allo stesso stato del sapere medico di un laboratorio di ricerca, e un ragazzo ha accesso ai materiali didattici delle migliori università. Ciò che è stato sostenuto in comune appartiene alla comunità. Studi, dati e metodi della ricerca finanziata pubblicamente sono liberamente consultabili, il che moltiplica la forza d’invenzione, evita doppioni inutili e crea fiducia.
L’invenzione dei singoli resta protetta, ma non a spese della collettività. Come stabilisce l’ordine economico, chi inventa riceve riconoscimento e un reddito dall’utilità della sua invenzione, mentre l’invenzione stessa diventa aperta a tutti dopo un periodo adeguato. In ambiti come la medicina, la tecnica ambientale e l’approvvigionamento di base la collettività ha la precedenza fin dall’inizio. Un’impresa che sviluppa un principio attivo viene riconosciuta per questo, ma in una crisi sanitaria il principio attivo è aperto a tutti coloro che ne hanno bisogno. Così il sapere non diventa merce, ma resta una forza vitale aperta a tutti, un’applicazione di quella trasparenza che SOLIS esige anche dalle proprie istituzioni.
La creatività e il pensiero critico
In molti sistemi educativi di oggi il messaggio nascosto è che bisogna assorbire ciò che viene dato e restituirlo correttamente. Viene premiato l’adattamento, non la deviazione. In un mondo sempre più complesso questo non basta. Una società ha bisogno di persone che vedano nuove strade, mettano in discussione i vecchi schemi e guardino i problemi da angolature insolite. Per questo SOLIS non intende l’istruzione come un magazzino di sapere, ma come uno spazio di pensiero e di esplorazione, in cui non conta soltanto il che cosa, ma altrettanto il come e il perché.
Già da bambini si imparano quindi non soltanto fatti, ma metodi: analizzare una situazione, riconoscere schemi e contraddizioni, porre domande precise e distinguere tra cause superficiali e cause più profonde. Un evento storico non viene interrogato, ma elaborato: perché è accaduto, quali prospettive c’erano, che cosa sarebbe potuto andare diversamente e quali paralleli esistono con il presente. La creatività non è considerata un ornamento, ma una competenza centrale nell’arte e nella scienza come nell’economia e nella vita quotidiana: la capacità di unire l’inatteso, di sopportare l’incertezza e di osare il nuovo senza temere l’errore. Un sistema educativo che procede così non riempie vasi, ma accende un fuoco. Permette di sfidare gli insegnanti, lascia che i progetti falliscano e siano comunque preziosi e non misura il sapere spuntato da una lista, ma la scoperta di soluzioni proprie.
La maturità di mettere in discussione anche SOLIS
Qui sta una scelta decisiva per l’intera opera. Un pensiero critico che si ferma davanti all’ordine esistente non è pensiero critico, ma il suo contrario. L’istruzione in SOLIS insegna quindi espressamente a mettere in discussione ogni autorità, anche SOLIS stesso, le sue istituzioni e i titolari delle sue cariche. Non trasmette alle persone soltanto i valori dell’ordine, ma gli strumenti con cui riconoscere se l’ordine è all’altezza di quei valori, e con cui cambiarlo o abolirlo se non lo è. Proprio qui sta la protezione più forte contro l’irrigidimento di ogni ordine in dogma e contro la manipolazione della sfera pubblica di cui parla il capitolo sull’ordine del potere. Una popolazione che ha imparato a verificare le fonti, a confrontare le prospettive e a interrogare il potere non si lascia dominare. SOLIS non chiede ai suoi cittadini obbedienza, ma capacità di giudizio, e accetta così di essere misurato da essa e, se necessario, respinto.
L’educazione etica
In un’epoca in cui tecnica, potere e sapere creano leve sempre più grandi, non basta trattare l’etica come materia marginale. Una singola persona oggi può paralizzare sistemi, modificare codici genetici o influire sulla vita di milioni di persone attraverso catene di approvvigionamento e flussi di dati. Se queste leve vengono azionate da persone che pensano solo a sé, si finisce nell’ingiustizia e nella distruzione. Per questo SOLIS non fa dell’educazione etica un programma speciale, ma il fondamento che attraversa tutti gli ambiti.
La riflessione etica è inserita in ogni disciplina. Nelle scienze naturali si tratta della responsabilità per l’ambiente e per le conseguenze, nell’economia dell’equità e della sostenibilità, nella medicina dei diritti dei pazienti e dell’accesso equo, nella tecnica della questione dell’abuso. Ogni materia contiene la riflessione sulla responsabilità, e ogni progetto pensa alle sue conseguenze etiche e non soltanto alla sua utilità. Chi a lezione costruisce un’applicazione si chiede al tempo stesso a chi serve, chi mette in pericolo e che cosa succede se viene usata male. Questa educazione comincia presto. Già da bambini si impara a considerare le conseguenze delle proprie azioni, a mettersi nei panni degli altri e ad assumersi responsabilità, elaborando insieme regole, risolvendo conflitti e parlando di veri dilemmi. E fa del confronto etico una normalità, nelle scuole, nei media e nei quartieri, perché una società sana non teme domande come quelle sulla vita buona, sulla responsabilità verso le generazioni future e sui limiti della libertà, ma ne ha bisogno.
Istruzione, non condizionamento
Si pone così un’obiezione che SOLIS prende sul serio e non liquida. Una società che forma i suoi giovani ai valori di cui vive corre sempre il rischio di fare dell’istruzione un condizionamento, della formazione alla maturità un addestramento alla docilità. SOLIS rifiuta proprio questo passo, perché sarebbe il tratto autoritario che l’intero ordine combatte. Il limite passa per un solo punto. Una società può formare le nuove generazioni ai valori che la reggono, ma solo in una forma che preservi la capacità di esaminare e respingere quei valori. L’educazione etica in SOLIS non impianta quindi convinzioni fisse e «giuste». Forma il giudizio morale autonomo, la capacità di misurare anche SOLIS con i suoi stessi criteri. Una formazione che lascia libero l’essere umano è istruzione. Una formazione che lo lega è indottrinamento. Solo la prima è compatibile con i fondamenti di questo ordine.
Le reti globali del sapere
Le grandi domande di questo secolo, clima, energia, salute, pace, tecnica, non conoscono confini e richiedono risposte globali. Risposte del genere nascono solo se il sapere viene collegato liberamente tra paesi, culture e discipline. In SOLIS scuole, università e centri di ricerca non sono quindi isole separate, ma parte di una rete globale che condivide dati e metodi, porta avanti progetti comuni e forma comunità di studenti e insegnanti oltre i confini. Una scuola di un continente lavora con una scuola di un altro a un progetto di riforestazione e unisce così il sapere locale sulle piante, i dati climatici e la tecnica in un modello che agisce in entrambe le regioni.
In SOLIS «globale» non significa «occidentale», ma vario e reciprocamente arricchente. Il sapere che conta non è soltanto quello delle grandi università, ma anche quello delle comunità indigene sugli ecosistemi, delle culture artigiane sui prodotti durevoli e dei movimenti artistici sull’espressione e sul cambiamento. Un progetto per l’acqua potabile pulita può così unire alta tecnologia, metodi tramandati e una progettazione intelligente in una soluzione adattata al luogo, utilizzabile ovunque e rispettosa delle culture. In questo modo le persone non imparano soltanto sulle altre culture, ma con esse e da esse, e nasce quella capacità di giudizio interculturale che crea fiducia dove altri alzano muri. Il sapere diventa così una rete globale di punti di luce che si illuminano a vicenda.